Come prendersi cura della rete di distribuzione dell’acqua sanitaria

I sistemi sanitari coprono una vastissima area degli impianti idraulici che va dal ciclo dell’acqua alle acque di scarico e loro trattamento. In questo articolo tratteremo alcuni aspetti degli impianti sanitari, in particolare quello dell’igiene e della disinfezione al fine di evitare problemi di corrosione, incrostazione e materiale in sospensione, la cui insorgenza e gravità dipendono anche dalla qualità dell’acqua.

PECULIARITÀ DEGLI IMPIANTI SANITARI

Esattamente come negli impianti di riscaldamento e raffrescamento (chiamati anche idronici), anche negli impianti sanitari c’è acqua che scorre attraverso delle tubazioni. Tuttavia, le due tipologie di impianti sono molto diverse l’una dall’altra, per i seguenti aspetti critici:

  • si ha a che fare con reti aperte e non in circuito chiuso;
  • negli impianti sanitari si deve trasportare acqua potabile;
  • il flusso è fortemente intermittente a differenza di quello negli impianti idronici dove è sostanzialmente continuo.

La rete sanitaria domestica inizia con una pressione fornita dall’acquedotto, eventualmente innalzata da una pompa, prosegue con la distribuzione e termina con l’erogazione dell’acqua sanitaria in ambiente, completandosi infine con una rete di scarico a pressione atmosferica.

Va considerato che, proprio perché si tratta di tratta di reti aperte, si continua a immettere acqua “fresca” nell’impianto: conoscere l’acqua “del posto” e capire le sue problematiche vuol dire saper prendere le contromisure che ne salvaguardino la potabilità, ne evitino la contaminazione e preservino le tubazioni.

La più importante differenza rispetto al riscaldamento è che, negli impianti sanitari, scorre l’acqua che beviamo, con cui cuciniamo e con cui ci laviamo. Questo ci impone di essere molto attenti su due aspetti:
l’acqua potabile consegnata dall’acquedotto deve restare tale, dunque i materiali con cui entra in contatto devono essere idonei allo scopo;
non possiamo rischiare che lo stato delle tubature, una progettazione difettosa o le condizioni di utilizzo pregiudichino l’igiene.

IGIENE E DISINFEZIONE

1. Materiali compatibili con l’acqua potabile

Secondo la UNI EN 806-2, tutti i materiali a contatto con l’acqua potabile devono essere conformi a normative CEN o a linee guida in forma di benestare tecnico europeo. In alternativa ci si appoggia a norme nazionali o regolamenti locali. La scelta dei materiali a contatto con l’acqua potabile deve essere effettuata in base a diversi aspetti, tra cui eventuali effetti sulla qualità dell’acqua, pressioni e temperature coinvolte, deterioramento, compatibilità reciproca, ecc.

I problemi principali derivano dal rilascio prolungato di sostanze derivanti dalla composizione chimica del materiale.

L’approccio europeo, sintetizzato nella direttiva 98/83/CE (“Drinking water directive”, DWD), è di stabilire una serie di requisiti in termini di parametri chimici e microbiologici per le acque destinate al consumo umano. La direttiva quindi non definisce quali materiali possano essere o meno in contatto con l’acqua, ma impone che qualunque materiale venga usato, esso non la “inquini” mandandone la composizione chimica fuori dai parametri ammessi.

L’approccio italiano è contenuto nel DM 6 aprile 2004, n.174, nel quale si individuano delle macrocategorie di materiali che possono essere a contatto con l’acqua potabile:

  • leghe metalliche
  • materiali a base di leganti idraulici, smalti porcellanati, ceramiche, vetri;
  • materie plastiche e gomme.

Oltre alla scelta dei materiali, anche l’aspetto dei trattamenti di condizionamento rivesta una grande importanza.

2. Condizionamento dell’acqua

Il condizionamento dell’acqua viene realizzato per due ordini di motivi:

  • preservare il buono stato della rete di distribuzione
  • modificare le proprietà dell’acqua destinata al consumo umano, migliorandone le caratteristiche organolettiche e garantendone l’igiene.

Dal punto di vista della rete, i principali trattamenti che si effettuano nell’impianto sanitario sono volti a evitare problemi di corrosione, incrostazioni e materiale in sospensione, la cui insorgenza e gravità dipendono anche dalla qualità dell’acqua e dalle condizioni di utilizzo. I danni che questi meccanismi possono indurre sono: prestazioni ridotte o addirittura bloccaggio di alcuni componenti, particolarmente in caso di acque dure e flussi di acqua ad alta temperatura; rotture per fatica, danni ai componenti della linea e perdite per effetto di assottigliamento del materiale, cricche, perforazioni e distacco di detriti; ostruzioni, innesco di fenomeni corrosivi e proliferazione di batteri a causa di materiale non filtrato in dispersione.

Per quanto concerne la seconda categoria di trattamenti di condizionamento un buon punto di partenza è il sito del Ministero della Salute, che contiene molte informazioni utili e dove è possibile scaricare le “Linee guida sui dispositivi di trattamento acque destinate al consumo umano”, che forniscono una panoramica dei trattamenti finalizzati soprattutto alla modifica delle caratteristiche organolettiche dell’acqua (odore/sapore), ma anche per gassarla e refrigerarla. In questo senso, la trattazione riguarda sia le apparecchiature installate al punto di ingresso, sia a monte del singolo rubinetto, sia a valle dell’erogazione (es. caraffe filtranti).

I processi di condizionamento delle acque – che possono essere anche combinati tra loro – sono classificabili in:

  • filtri meccanici, che, poiché tendono ad occludersi, necessitano di essere accessibili, ispezionabili, e lavabili o sostituibili.
  • filtri attivi, in grado di trattenere il cloro residuo dopo un trattamento di clorazione e molto usati per l’addolcimento dell’acqua.Ne sono un esempio le resine a scambio cationico, che sostituiscono agli ioni calcio Ca2+ e magnesio Mg2+ disciolti nell’acqua, lo ione sodio Na+. Anche il carbone attivo appartiene a questa categoria: materiale adsorbente, ha un’ottima capacità di rimuovere composti responsabili delle alterazioni di odore e gusto.
  • sistemi di filtrazione su membrana, una barriera selettiva che permette il trasferimento di alcuni composti e non di altri, trattenuti in un’area separata. A seconda del grado di permeabilità si distinguono diversi tipi di filtrazione, tra cui l’osmosi inversa, in grado di trattenere particelle di dimensione caratteristica anche inferiore a 0,0001 µm.
  • dosaggio di prodotti chimici, ovvero disinfettanti, deossigenanti, inibitori di corrosione e filmanti che hanno il principale compito di proteggere le reti di distribuzione.
  • trattamenti antibatterici e di disinfezione mediante dosaggio di prodotti chimici (cloro, biossido di cloro, ipoclorito di sodio, ozono) o processi fisici come l’aumento di temperatura e l’irraggiamento con radiazione UV.

In base a quanto detto, si intuisce che l’attuazione di un programma di sanificazione è essenziale per proteggere la rete di distribuzione acqua sanitaria e per garantire la sicurezza, l’igiene e la qualità della stessa. Il programma deve basarsi sull’utilizzo di prodotti e impianti validi e, soprattutto, controllati da tecnici competenti che, attraverso l’analisi dei parametri chimico-fisici e batteriologici dell’acqua, possono verificare l’efficacia del trattamento e apportare le eventuali correzioni per assicurare i risultati promessi.

Gli esperti Technoacque saranno lieti di fornirti qualunque tipo di informazione in merito alle soluzioni di trattamento dell’acqua, non esitare a contattarci!

Fonte: “Compendio di idraulica per tecnici del riscaldamento con elementi di ventilazione 2” – L. Socal, B.Grassi – IVAR GROUP

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