ABC dell’acqua: la conducibilità elettrica

La conducibilità è la capacità di un liquido, come ad esempio l’acqua potabile, di condurre la corrente elettrica. Si parla quindi di conducibilità elettrica (CE) che è data dal contenuto di sali minerali disciolti, pertanto è un parametro che indica il grado di mineralizzazione dell’acqua.

La conducibilità di una sostanza, in questo caso dell’acqua, è definita come “la capacità o il potere di condurre o trasmettere calore, elettricità o suono”. Le sue unità di misura sono il Siemens per metro [S/m] nel SI ed il microohms per centimetro [mmho/cm] nel sistema di misura U.S. I suoi simboli sono k o s.

Conducibilità elettrica: a cosa serve questo parametro quando si parla d’acqua?

La conducibilità elettrica è un parametro che indica il contenuto di sali disciolti nell’acqua.
Ciò significa che più sali saranno disciolti, più l’acqua sarà in grado di far passare la corrente. Viene da sé che l’acqua “pura” è un cattivo conduttore di elettricità.
Infatti si parla di conducibilità elettrica (CE) perchè i sali si trovano come ioni carichi che consentono il passaggio di corrente elettrica nell’acqua.
Se il valore di conducibilità dell’acqua è alto l’acqua è ricca di sali, se è basso l’acqua è povera di sali.
Solitamente l’acqua possiede una conducibilità compresa da 100 a 1000 µS/cm.

ll decreto Lgs. 31/2001 regola la normativa ed indica che questo valore non deve superare i 2500 μS/cm a 20°C.
In Italia, secondo le normative vigenti, la conducibilità di un’acqua destinata al consumo alimentare dev’essere compresa tra i 100 e i 700 mS/centimetro.
L’acqua che viene erogata dai rubinetti, che è un’acqua oligominerale, per legge non può avere un contenuto elevato di sali minerali, mentre il discorso cambia leggermente per quanto riguarda le acque sotterranee ovvero quelle provenienti dalla falda.

Le acque sotterranee, in alcuni casi, pur essendo ricche di ferro e manganese, non presentano tutte le condizioni per la potabilità perché hanno un aspetto torbido e poco invitante. Per questo motivo gli acquedotti, prima di portarle nelle abitazioni private e pubbliche, devono sottoporre queste acque ad una pulizia adeguata tramite specifici macchinari per rimuovere questi metalli.

Confronto tra durezza e conducibilità elettrica

La durezza è l’indice che esprime il contenuto di bicarbonati di calcio e magnesio disciolti nell’acqua ed è, in combinazione con il pH, la causa di fenomeni incrostanti all’interno degli impianti. Un’acqua con elevata durezza, già a 25°C, risulta fortemente incrostate, ovvero in grado di generare depositi indissolubili che comunemente conosciamo come “calcare”.

La conducibilità elettrica deriva invece dalla concentrazione ionica e fornisce una chiara stima delle sostanze dissociate presenti all’interno del fluido. Un elevato valore di conducibilità elettrica può rappresentare un’alta probabilità che si verifichino sia fenomeni corrosivi che incrostanti all’interno dell’intero sistema. I valori di durezza e conducibilità elettrica rappresentano dunque dei parametri importanti da analizzare per garantire lo stato di salute degli impianti, sia esistenti che di nuova realizzazione. I due parametri non sono direttamente riconducibili tra di loro, ma si può chiaramente evincere come un intervento atto a diminuire la conducibilità elettrica sia in grado di ridurre anche la durezza dell’acqua trattata.

Il processo di demineralizzazione

La demineralizzazione è un processo destinato a riportare entro i limiti di sicurezza la conducibilità elettrica dell’acqua utilizzata all’interno dei sistemi.
Questa tipologia di trattamento viene descritta dalla norma UNI8065:2019 tra i possibili interventi per la salvaguarda degli impianti a circuito chiuso.
La demineralizzazione può avvenire secondo due differenti metodologie:
Attraversamento di resine a scambio ionico (quelli più diffusi) sotto il nome di “deionizzazione”
Osmosi inversa

L’acqua così ottenuta risulta molto “pura” (distillata, deionizzata, ecc.) ovvero con una conducibilità elettrica molto bassa (circa 1 microsiemens per cm – µS/cm).

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