L’economia dell’acqua in un’industria è una cosa quanto mai complessa. Naturalmente, sia il bisogno complessivo d’acqua, sia le modalità d’impiego, differiscono grandemente a seconda del tipo di industria considerata.

Nella tabella sono riportati i fabbisogni di acqua delle più importanti categorie di industrie, espressi in metri cubi per unità di misura delle materie prime o dei prodotti fabbricati.

Consumi medi di acqua di alcune industrie

Naturalmente i valori indicati sono dei valori medi, e possono subire delle variazioni. Occorre anche dire che vi sono fabbriche che lavorano bene, e fabbriche che lavorano male e sprecano ingenti quantità d’acqua che, mediante un più razionale piano di operazioni, potrebbero essere risparmiati.

Ma non si tratta qui solo di quantità, bensì anche spesso di qualità dell’acqua; infatti molte volte le caratteristiche fisiche, chimiche ed organolettiche dell’acqua hanno una grande influenza sulle sue possibilità d’impiego nei singoli casi.

Nonostante che, come abbiamo detto prima, l’economia dell’acqua sia assai variabile da tipo a tipo di industria, è tuttavia possibile individuare cinque particolari fasi del ciclo dell’acqua industriale, le quali sono comuni alla maggior parte delle fabbriche.

Esse sono:

  1. l’approvvigionamento;
  2. la preparazione;
  3. l’utilizzazione;
  4. la depurazione delle acque residue;
  5. lo scarico.
L’approvvigionamento

Questa prima fase, come si comprende, è assai delicata. Le considerazioni sulla maggiore o minore facilità di approvvigionamento dell’acqua sono spesso di importanza essenziale, al fine di decidere se convenga o meno impiantare una data fabbrica in un determinato luogo.

Né la disponibilità di materie prime a buon mercato, né l’abbondanza di mano d’opera, né le eventuali facilitazioni fiscali concesse dalle pubbliche autorità potranno mai convincere un imprenditore avveduto a costruire uno stabilimento in una zona completamente arida, a meno che non si verifichi un complesso di circostanze del tutto eccezionali, ovvero che intervengano motivi di carattere politico. Purtroppo però non sempre gli imprenditori eseguono uno studio accurato sulle reali possibilità di una loro utilizzazione nel settore industriale.

Le fonti di acqua per le industrie sono varie; l’acqua può essere di origine superficiale o profonda, o molto più raramente di origine atmosferica.

In Italia, contrariamente a ciò che accade quasi ovunque all’estero, buona parte dell’acqua impiegata dalle industrie proviene dal sottosuolo. Ciò comporta notevoli vantaggi: composizione chimica e temperatura pressoché costanti nel tempo, assenza o scarsa presenza sospese e di materia organica, minore effetto dei periodi di siccità sulla portata, ecc.

Purtroppo, almeno nell’Italia settentrionale, questo privilegio sta per scomparire. Infatti il sempre crescente sviluppo industriale e l’aumento del numero di abitanti e delle loro esigenze, fanno sì che le riserve d’acque sotterranee si assottiglino sempre più.

Si pone così con sempre maggiore urgenza il problema dell’impiego delle acque di superficie per le industrie, lasciando le riserve di acque profonde ai consumi civili. Questo problema è per altro connesso a quello della depurazione delle acque residue industriali ed a quello del riutilizzo da parte dell’industria di una buona aliquota delle sue proprie acque residue.

L’acqua piovana è utilizzata in rari casi dalle industrie, che la raccolgono in grandi vasche, specialmente nelle zone soggette a lunghi periodi di siccità. Essa è tutt’altro che pura perché, dilavando l’atmosfera, si satura delle impurità in essa contenute; inoltre essa è fortemente corrosiva a causa del notevole contenuto di gas disciolti (ossigeno, anidride carbonica e, nelle zone industriali, anidride solforosa e idrogeno solforato).

La preparazione

È assai difficile che un’acqua già di per sé risponda a tutti i requisiti necessari per i molteplici impieghi ai quali è destinata all’interno della fabbrica. Ne deriva la necessità di procedere ad opportune operazioni di condizionamento, che possono essere di natura meccanica, fisica o chimica, per mettere l’acqua in condizioni di assolvere bene il suo compito.

Principali impieghi dell’acqua nell’industria
L’utilizzazione

L’acqua prelevata dall’industria e sottoposta ai pretrattamenti adatti ad ogni singolo caso viene ora utilizzata. Questa della utilizzazione è indubbiamente la fase principale del ciclo, quella veramente e direttamente essenziale ai finiti propostisi dalla fabbrica, rispetto alla quale le altre fasi hanno solo un valore ausiliario.

Purtroppo si deve constatare con una certa frequenza che molte industrie non impiegano razionalmente l’acqua a loro disposizione, sprecandone inutilmente forti quantità, sfruttandone male le caratteristiche favorevoli, e sottoponendole a trattamenti insufficienti, inadeguati, o addirittura errati.

La depurazione delle acque residue

Quando l’acqua prelevata dall’industria è stata utilizzata, ed eventualmente riutilizzata, si arriva alla fase più critica dell’intero ciclo.

Giunti a questo punto, quel che è fatto è fatto, e se la fabbrica ha condotto in modo irrazionale le proprie lavorazioni, ovvero se queste sono di natura tale da richiedere necessariamente l’impiego di sostanze putride, o tossiche, o corrosive, l’effluente finale possiederà caratteristiche altamente nocive per la fauna e la flora acquatiche, per i manufatti, per l’agricoltura ed il bestiame, e per gli stessi abitanti delle zone limitrofe.

Prima di riversare questi scarichi nelle acque pubbliche, sarà quindi indispensabile sottoporli ad un adeguato processo di purificazione.

Lo smaltimento

Le varie possibilità di smaltimento delle acque residue di un’industria sono:

  1. scarico diretto in una fogna urbana – lo scarico in una fogna urbana provvista di un impianto terminale di depurazione biologica si può effettuare solo a condizione che l’effluente industriale non contenga sostanze capaci di avvelenare i batteri che assicurano il funzionamento dell’impianto biologico, o comunque di influenzare sfavorevolmente il funzionamento di quest’ultimo.
  2. scarico in acque pubbliche dopo trattamento completo – questa soluzione è la più completa, ma anche evidentemente la più costosa. Essa deve essere adottata quando la fabbrica si trova in una zona lontana dall’abitato, dove non esistono fognature urbane.
  3. scarico in una fogna urbana dopo pretrattamento – quando la fabbrica si trova vicina ad una fognatura urbana, lo scarico degli effluenti industriali in essa è possibile anche se questi contengono sostanze nocive per i batteri o per i manufatti, se questa provveda ad un parziale pretrattamento per eliminare tali sostanze.

Attraverso il recupero dell’acqua utilizzata durante tutto il processo industriale, opportunamente trattata in base ai più elevati standard e reintroducendola nel sistema idrico dello stabilimento produttivo, è possibile ridurre significativamente l’emungimento dell’acqua greggia abbassando l’impatto idrico e aiutandoti a ridurre costi energetici e a tutelare l’ambiente.

Le aziende che avviano iniziative per la sostenibilità ambientale stanno riscontrando in tutti i settori ottimi risultati, da un punto di vista operativo e di immagine aziendale.

Essere “green” in modo consapevole permette alle aziende di raggiungere importanti traguardi di business:

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Aiutiamo le imprese a migliorare la gestione delle acque

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