L’acqua che consumiamo tutti i giorni ha percorso un lungo cammino prima di arrivare al rubinetto o di ritrovarsi confezionata in bottiglia.
Ma dove viene immagazzinata sulla Terra e come facciamo a prelevarla, trattarla e soprattutto conservarla?
Sulla Terra, l’acqua si trova in primo luogo nelle cosiddette “riserve idriche”. La principale riserva è rappresentata dai mari e dagli oceani che ricoprono più del 70% del globo terrestre.
Questo “oro blu” si trova anche nelle acque superficiali (laghi, fiumi) e sotterranee (falde freatiche e laghi sotterranei). C’è poi una riserva d’acqua meno evidente da prendere in considerazione: l’atmosfera, che contiene acqua allo stato gassoso.
Le grandi riserve d’acqua sulla Terra
In certe condizioni di temperatura e pressione, il vapore acqueo (gas) contenuto nell’aria si condensa per formare le nuvole, che possono poi dare origine a precipitazioni (pioggia, neve, grandine). Quello che noi vediamo di una nuvola è la sua parte liquida o eventualmente solida, perchè, contrariamente a un’idea diffusa, il vapore acqueo è invisibile.
La maggior parte delle nuvole è costituita da microscopiche gocce di acqua in sospensione nell’aria.
Quest’acqua può anche restare liquida fino a una temperatura di -40°C, cosa sorprendente perchè questa temperatura è molto al di sotto della temperatura di fusione dell’acqua (0°C). Si parla in questo caso di sopraffusione.
Durante una precipitazione, l’acqua di queste gocce microscopiche potrà dare origine a neve, cristallizzandosi e formando dei fiocchi. A una temperatura inferiore a -40°C , le nuvole sono formate da microscopici cristalli di ghiaccio in sospensione.
Nelle zone fredde e ai poli si trova acqua sotto forma solida nei ghiacciai, nelle banchise e negli iceberg.
Un’ultima riserva d’acqua, meno facilmente visibile, comprende gli animali e i vegetali costituiti da più del 65% d’acqua!
L’acqua è quindi onnipresente sulla Terra nelle sue tre forme: solida, liquida e gassosa. Nonostante ogni riserva idrica contenga una quantità d’acqua più o meno costante, le molecole d’acqua passano al contrario da una forma all’altra continuamente, sotto l’effetto delle condizioni ambientali.
Il ciclo dell’acqua
L’acqua dei mari e degli oceani, riscaldata dall’energia solare, evapora e sale nell’atmosfera sotto forma di vapore acqueo. Ad alte quote il vapore acqueo si liquefa per dare origine a minuscole goccioline d’acqua liquida. Raggruppandosi, queste numerosissime goccioline formano le nuvole.
Nelle nuvole le goccioline più piccole vengono inglobate in quelle più grandi che aumentano di dimensione alla fine precipitano per gravità.
L’acqua piovana defluisce sulle rocce per finire nei laghi, nei fiumi e da qui negli oceani, oppure filtra nel suolo per alimentare le falde freatiche, e poi evapora di nuovo. Si parla allora di ciclo dell’acqua, perchè una molecola d’acqua che all’inizio si trova dispersa in mezzo all’oceano, ci ritornerà alla fine di un ciclo.

E se raccogliessimo l’acqua piovana?
Raccogliere l’acqua piovana e usarla per esempio per irrigare il giardino permette di risparmiare notevolmente, facendo allo stesso tempo un gesto ecologico.
Tuttavia l’acqua ottenuta in questo modo deve essere riservata a un uso non domestico perchè misurandone il pH si nota che questo è stranamente acido. Ancora una volta è l’uomo il responsabile di questo fenomeno carico di conseguenze per l’ambiente.
Infatti le industrie e le altre attività umane emettono nell’atmosfera sottoprodotti e scarti di fabbricazione allo stato gassoso.
Questi composti sono trasportati dai venti negli strati superiori dell’atmosfera che contengono acqua!
Tra queste sostanze inquinanti troviamo l’anidride solforosa (SO₂) e gli ossidi di azoto emessi dai tubi di scappamento delle automobili. Questi ultimi sono raggruppati nella famiglia degli NOx (leggi ossidi di azoto), perchè ne esistono vari tipi (NO,NO₂…).
L’anidride solforosa e gli NOx si combinano inizialmente con l’ossigeno dell’aria per formare specie chimiche instabili e quindi in grado di reagire facilmente per dare origine, in presenza di acqua, ad acido solforico (H₂SO4) e acido nitrico (HNO3).
In alcune zone molto industrializzate, intere foreste sono state in passato distrutte dalle piogge acide. Queste non solo agiscono sul fogliame delle piante, ma penetrano anche nel suolo, acidificandolo: di conseguenza alcuni vegetali non sono più in grado di crescervi. Diventa necessario allora trattare il terreno per farlo tornare neutro, e anche stavolta tocca alla chimica! In questo caso siamo nel campo delle reazioni acido-base. Quando il suolo è troppo acido è possibile ad esempio aggiungere ceneri contenenti potassa, soda o anche farina di roccia (polvere di rocce vulcaniche, ricche di potassio), aggiungere cioè composti basici per regolare il pH del terreno.
Ma anche in questo caso è tutta questione di dosaggio!
Fonte: “Chimica in casa – Atomi e molecole tra le mura domestiche” – Y. Verchier, N.Gerber – EDIZIONI DEDALO

