Le caldaie industriali possono durare molti anni se viene data loro la dovuta attenzione. Un generatore in buono stato è sinonimo di continuità della produzione e di elevate prestazioni.
Per questo motivo, al fine di mantenerne lo stato ottimale, è necessario seguire poche ma buone regole.

Con i moderni generatori di vapore, la cui condotta economica non consente spurghi rilevanti (il calore perduto con gli spurghi cresce evidentemente con la temperatura d’esercizio) e la cui pulitura meccanica presenta grandi difficoltà (trattandosi generalmente di caldaie a tubi) è sempre necessario procedere ad una eliminazione, parziale o totale, di taluni costituenti dell’acqua di alimentazione, e, nello stesso tempo, mantenere la composizione dell’acqua nella caldaia in condizioni favorevoli.
In mancanza di queste condizioni si manifestano alcuni inconvenienti che possono pregiudicare il funzionamento dell’impianto di produzione e di utilizzazione del vapore dovuti a formazione di depositi solidi (fanghi e incrostazioni), trascinamento di varie sostanze nel vapore o corrosione.

La presenza dei fanghi ostacola la trasmissione del calore, rallenta ancora di più la circolazione dell’acqua nelle zone interessate e provoca ebollizione tumultuosa e schiumeggiamento nel generatore.
Le incrostazioni sulle superfici riscaldate, invece, causano fastidi gravi che si possono riassumere nell’abbassamento dell’efficienza termica della caldaia (e quindi aumento del consumo di combustibile), deterioramento del materiale di costruzione del generatore a causa del surriscaldamento delle superfici, insufficiente circolazione dei fluidi (quale conseguenza di intasamenti e strozzature) e, non per ultimo, un maggior costo di manutenzione per i più frequenti lavori di pulitura e per la sostituzione delle parti deteriorate.

Ciò che provoca la formazione di tali depositi è il carbonato di calcio, che precipita rapidamente nelle caldaie che lavorano a temperatura superiore a 100°C, per riscaldamento cioè delle acque aventi durezza carbonatica. Al contrario, in una caldaia a bassa pressione, l’incrostazione calcarea è tollerabile, purché essa sia del tipo compatto e mantenuta entro spessori ragionevoli e viene addirittura considerata utile, in quanto protegge le pareti dalla corrosione.

Il trascinamento a sua volta comporta, oltre all’abbassamento del titolo del vapore, anche il suo inquinamento da parte di sostanze estranee, suscettibili di depositarsi allo stato solido lungo il circuito del vapore. Il trascinamento può dipendere da un’erronea progettazione del generatore, da condizioni di esercizio inadatte, oppure dalla presenza nell’acqua di sostanze che agevolano lo schiumeggiamento per la loro azione stabilizzante sull’involucro delle bolle di vapore. In alcuni casi si forma sull’acqua uno strato schiumoso di spessore talmente elevato da raggiungere la presa del vapore: quest’ultimo risulterà allora fortemente inquinato.
Il lavaggio periodico delle caldaie evita perciò il distacco di ossidi o di altre sostanze solide dalla pareti durante l’esercizio e, mediante spurghi, si può evitare che le sostanze disciolte e quelle sospese raggiungano tenori troppo elevati.

Inoltre, nei condensatori e lungo le linee di ritorno di condensa, le condense che provengono da vapore contenente anidride carbonica risultano acide e aggressive e causano la corrosione.
La misura più ovvia per combattere la corrosione lungo il percorso delle condense è dunque quella di ridurre al minimo le quantità di CO2 e ossigeno nel vapore.
Per evitare l’entrata in ciclo di ossigeno, oltre ad usare acqua di alimentazione perfettamente degasata, è necessario controllare la tenuta dei giunti, delle valvole, dei serbatoi di condensa.
La quantità di CO2 nel vapore può essere ridotta evitando l’uso di carbonato sodico nel condizionamento dell’acqua ed escludendo lo ione bicarbonato dall’acqua di integrazione. In alternativa si possono iniettare nel ciclo ammoniaca o ammine volatili che neutralizzano la CO2 nelle condense, o usare inibitori a bassa tensione di vapore che vengono fortemente adsorbiti sulle superfici metalliche esercitando azione protettiva (“ammine filmanti”).

Quando una caldaia viene lasciata in riposo, ad esempio durante le soste dell’attività lavorativa, l’ossigeno contenuto nell’acqua, non potendo più allontanarsi col vapore, esplicherà la sua azione corrosiva nel corpo o nei tubi della caldaia. Per prevenire il fenomeno bisognerà allora usare sostanze riducenti.
Se si prevede addirittura un lungo periodo di inattività, è consigliabile allora vuotare la caldaia a caldo, essiccarla con aria calda, introdurvi un disidratante per eliminare anche le ultime tracce di umidità e chiudere ermeticamente tutte le vie di comunicazione con l’esterno.

In conclusione, per il buon funzionamento di una caldaia non basta depurare l’acqua di alimentazione ma è necessario anche intervenire periodicamente durante l’esercizio del generatore, per correggere le caratteristiche dell’acqua che sono continuamente variabili a causa dell’evaporazione.
Entrambe le operazioni, di depurazione preventiva e di mantenimento dell’acqua in condizioni favorevoli, devono essere tanto più accurate quanto più impegnative sono le condizioni di esercizio.

Scopri di più sulle tecnologie per acqua in ambito industriale.
Gli esperti Technoacque saranno lieti di fornirti qualunque tipo di informazione sugli impianti di trattamento acqua, non esitare a contattarci.

Aiutiamo le imprese a migliorare la gestione delle acque

desidero saperne di più

Aiutiamo le imprese a migliorare la gestione delle acque

desidero saperne di più

Ti è piaciuto questo articolo? Condividi!

POTREBBE INTERESSARTI:

POTREBBE INTERESSARTI: