In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, come da consuetudine, poniamo attenzione sullo stato dell’arte in termini di abitudini, tutela, spreco e consumo dell’acqua in Italia. Una ricerca condotta da Ipsos, recentemente condotta nel mese di gennaio 2021 su un campione rappresentativo di oltre 1.000 rispondenti, ha concesso una fotografia estremamente interessante sulla tematica.
L’arrivo della pandemia ha giocato un ruolo cruciale nel ridurre l’attenzione delle persone sulla tematica acqua. Solo 1 italiano su 4 ha infatti dichiarato di aver prestato attenzione ai consumi d’acqua nel corso dell’ultimo anno, trascorso prevalentemente dentro casa e in misura maggiore rispetto al passato. Ciò è confermato dal fatto che l’attenzione ai consumi d’acqua è aumentata solamente del 2% in un anno (2020: 73%, 2021: 75%), mentre discorso completamente diverso vale per l’attenzione ai consumi di elettricità passati L’arrivo della pandemia ha giocato un ruolo cruciale nel ridurre l’attenzione delle persone sulla tematica acqua. Solo 1 italiano su 4 ha infatti dichiarato di aver prestato attenzione ai consumi d’acqua nel corso dell’ultimo anno, trascorso prevalentemente dentro casa e in misura maggiore rispetto al passato. Ciò è confermato dal fatto che l’attenzione ai consumi d’acqua è aumentata solamente del 2% in un anno (2020: 73%, 2021: 75%), mentre discorso completamente diverso vale per l’attenzione ai consumi di elettricità passati dal 77% del 2020 all’86% del 2021, e gas, aumentati addirittura del 10% (dal 79% del 2020 all’89% del 2021), con la forbice che è oggi notevolmente ampliata.
Gli attori che devono agire contro la scarsità d’acqua
Ciò che emerge dalla ricerca Ipsos è che tutti devono dare il loro contributo: il 68% degli intervistati, infatti, è convinto che il ruolo principale lo debbano avere i cittadini, riducendo o comunque migliorando i propri consumi, il 58% affida un ruolo importate ad enti pubblici che si occupano della manutenzione delle tubature, il 54% ai governi, che dovrebbero punire coloro che non adottano comportamenti corretti, mentre infine, il 50%, alle aziende, che devono impegnarsi a migliorare i processi produttivi.
