Perché un addolcitore possa fare ciò che promette è opportuno dimensionarlo correttamente in base al tipo di esigenza specifica. I parametri fondamentali da cui non è possibile prescindere per la sua configurazione corretta sono in primo luogo il grado di durezza dell’acqua da trattare ed il consumo giornaliero teorico che se ne fa, che dipende a sua volta dal tipo di utenza o dal numero di utenti. Un altro parametro fondamentale per l’individuazione del corretto dimensionamento di un addolcitore è rappresentato dall’intervallo minimo di giorni tra due cicli di rigenerazione, necessario per mantenere l’efficienza dell’impianto.

Che cos’è l’addolcimento

L’addolcimento classico è un processo che sostituisce il calcio ed il magnesio contenuti nell’acqua con del sodio. Non vengono quindi rimossi i sali contenuti nell’acqua, ma i sali di calcio e magnesio incrostanti vengono sostituiti dai corrispondenti sali di sodio non incrostanti.
L’addolcimento avviene grazie ad apposite resine che, messe a contatto con l’acqua, si caricano di ioni calcio e liberano ioni sodio. Una volta esaurito il sodio a bordo della resina, occorre rimuovere il calcio e ripristinare il sodio. Ciò avviene mettendo a contatto la resina con una soluzione concentrata di cloruro di sodio durante la fase di rigenerazione. A contatto con un ambiente ricchissimo di sodio, le resine rilasciano nuovamente il calcio e si caricano di sodio, pronte per un altro ciclo.
Il processo non è quindi continuo ma intermittente. Per garantire la continuità ci vogliono due colonne di addolcimento: ogni volta che la colonna in uso si esaurisce, viene messa in servizio l’altra colonna mentre la prima va in rigenerazione. Al termine della rigenerazione, la seconda colonna attende l’esaurimento dell’altra.
La rigenerazione consuma cloruro di sodio, il sale, che viene immesso in una salamoia. Al termine della rigenerazione occorre lavare accuratamente la colonna rigenerata con acqua altrimenti viene immesso del cloruro di sodio nell’impianto con conseguenze disastrose come la corrosione.

Uso e dimensionamento dell’addolcitore

Una buona colonna produce alla sua uscita dell’acqua avente durezza molto vicina a 0°f. Tuttavia quest’acqua potrebbe essere fastidiosa perchè un’acqua troppo addolcita può provocare fenomeni di corrosione nelle tubature interne, con produzione di acqua scura, rossastra o giallastra. Un addolcimento molto spinto può anche provocare un’eccessiva presenza di sodio con effetti nocivi a livello cardiaco e renale.
Attenzione alla capacità degli addolcitori, che si esprime in m3°f. La quantità di acqua che potremo addolcire ad ogni ciclo dipende dalla durezza dell’acqua trattata. Se abbiamo un addolcitore con capacità di 50 m3°f, teoricamente potremo trattare:

  • 5 m3 di acqua a 10°f (poco probabile trovare un’acqua così dolce);
  • 2,5 m3 di acqua a 20°f;
  • 2,0 m3 di acqua a 25°f.

La parola “teoricamente” è stata utilizzata perchè gli apparecchi commerciali non hanno un misuratore di durezza all’uscita per capire se le resine debbano essere rigenerate. Occorre quindi far partire la rigenerazione a tempo o a volume, impostando la regolazione in base alla durezza dell’acqua della rete.

    • Rigenerare “a tempo” vuol dire che i cicli di rigenerazione avverranno ad intervalli fissi. Se ci sono consumi più elevati del solito, passerà un po’di durezza, se i consumi sono più bassi del solito, invece, ci sarà una rigenerazione inutile con spreco di sale. In compenso, per applicazioni con consumi stabili la rigenerazione potrà avvenire con certezza negli orari di minimo prelievo.
    • Rigenerare “a volume” vuol dire che verrà avviato un ciclo di rigenerazione ogni volta che viene utilizzato un volume determinato di acqua. In questo caso è imprevedibile il momento in cui partirà una rigenerazione ma sarà senz’altro probabile che ciò avvenga in momenti di elevato consumo per cui avremo frequentemente il passaggio di durezza durante la rigenerazione (a meno che l’addolcitore sia a doppia colonna).
      Sono insidiosi gli usi saltuari. Ad esempio, se si effettua esclusivamente l’addolcimento dell’acqua di reintegro dell’impianto, il consumo di acqua sarà presumibilmente molto basso ma ogni tanto capiterà che serva improvvisamente una grande quantità di acqua per riempire l’impianto. É un funzionamento pesante, per cui potrebbe essere preferibile l’uso di un addolcitore a carica fissa o, meglio ancora, occorre trattare l’acqua sanitaria.
      Laddove si voglia garantire l’addolcimento completo di tutta l’acqua utilizzata, occorre passare ad un addolcitore a doppia colonna: mentre una è in rigenerazione, la seconda colonna garantisce il servizio.

É bene ricordare che gli addolcitori d’acqua richiedono operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria volti a mantenerne il corretto funzionamento. Un addolcitore correttamente funzionante consente di risparmiare nel consumo di sale in fase di rigenerazione e prevenire eventuali danni derivanti dall’utilizzo d’acqua non addolcita.

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